Le emissioni odorigene rappresentano una delle problematiche ambientali più diffuse e meno comprese. Dalle industrie alimentari agli impianti di depurazione, dalle attività agricole ai centri di gestione rifiuti, ogni giorno vengono rilasciate nell'ambiente molecole percepite come sgradevoli anche a grande distanza. La normativa italiana, aggiornata nel 2017 con il recepimento delle direttive europee, ha introdotto nuovi criteri di valutazione che cambiano radicalmente l'approccio al controllo delle emissioni in atmosfera. Il webinar A2C del 24 ottobre 2022 ha offerto un approfondimento su normativa, metodi di misura e casi pratici, trasmesso in diretta sul canale YouTube A2C.
Le emissioni odorigene sono rilasci in atmosfera di sostanze chimiche che, anche in concentrazioni molto basse, vengono percepite dall'olfatto umano come odori sgradevoli o molesti. A differenza di altri inquinanti atmosferici, hanno la particolarità di essere percepite al di sotto dei limiti di rilevabilità degli strumenti analitici tradizionali, rendendo la loro valutazione una sfida tecnica specifica.
Le principali fonti di emissioni odorigene includono industrie alimentari (lavorazione carne, prodotti ittici), impianti di trattamento acque reflue, siti di gestione rifiuti, allevamenti intensivi e industrie chimiche. Le molecole responsabili sono principalmente composti organici volatili (COV), ammoniaca, idrogeno solforato e mercaptani. Anche in ambito domestico il problema è rilevante: fognature mal funzionanti, cantine umide, impianti di riscaldamento a combustibile e garages possono essere fonti significative di odori molesti.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce che l'esposizione prolungata a odori sgradevoli può causare stress, disturbi del sonno, nausea e riduzione del benessere generale. Non sempre si tratta di un pericolo tossicologico diretto, ma gli effetti sulla qualità della vita possono essere rilevanti, soprattutto in presenza di soggetti sensibili.
Il panorama normativo italiano sulle emissioni odorigene ha subito una trasformazione significativa il 15 novembre 2017, con la modifica dell'articolo 272 del D.Lgs. 152/2006 attraverso il recepimento della Direttiva Europea 2015/2193. La nuova normativa introduce l'obbligo di valutazione degli odori molesti per specifiche tipologie di impianti, con criteri di misura standardizzati e limiti di emissione definiti su base regionale.
Dal punto di vista del cittadino, è importante sapere che gli odori molesti costituiscono inquinamento atmosferico se superano determinate soglie, ed è possibile presentare esposti agli enti competenti (Comune, ARPA, ASL). La valutazione considera frequenza, intensità, durata e offensività dell'odore, oltre alle caratteristiche del territorio circostante.
La misurazione delle emissioni odorigene si articola in fasi successive che richiedono strumentazioni dedicate. Il campionamento avviene prelevando campioni d'aria dalle sorgenti emissive in sacche di materiale inerte (Tedlar o Nalophan). L'analisi viene condotta in laboratorio con un olfattometro dinamico, che diluisce progressivamente il campione fino alla soglia di percezione di un panel di valutatori qualificati, determinando la concentrazione in ouE/m³.
Per la valutazione dell'impatto sui ricettori sensibili (abitazioni, scuole, ospedali) si utilizzano modelli matematici di dispersione atmosferica come AERMOD e CALPUFF, che tengono conto delle condizioni meteorologiche locali, dell'orografia del terreno e delle caratteristiche dell'emissione.
Le soluzioni tecnologiche per il controllo degli odori si dividono in sistemi fisico-chimici (scrubber a umido, adsorbimento su carbone attivo, ossidazione chimica) e biologici (biofiltri, bioscrubber, percolatori biologici). Sistemi ben progettati possono raggiungere efficienze di abbattimento superiori al 95%. In molti casi l'approccio più efficace è la prevenzione alla fonte: modifica dei processi produttivi, utilizzo di materie prime meno odorigene, chiusura e aspirazione delle aree di emissione.
Il webinar trasmesso in diretta sul canale YouTube A2C il 24 ottobre 2022 ha affrontato il tema delle emissioni odorigene dal punto di vista normativo e tecnico, con esempi e casi pratici in ambito civile e industriale. Il programma ha incluso una panoramica sulla normativa vigente, casi di problematiche odorigene reali e uno spazio di dibattito aperto.
Il video integrale del webinar è disponibile qui sotto. Le competenze tecniche presentate sono alla base dei servizi di consulenza sulla qualità dell'aria erogati da A2C nelle province di Salerno e Avellino.

I tecnici A2C eseguono valutazioni di impatto odorigeno per aziende e amministrazioni pubbliche, supportando nella scelta delle soluzioni più efficaci per ridurre le emissioni e garantire il rispetto dei limiti normativi. Il servizio include analisi preliminari, progettazione di sistemi di controllo e verifica dell'efficacia degli interventi.
Per aziende e problematiche complesse: preventivo personalizzato in base alle specifiche esigenze tecniche e normative.
📍 Servizio attivo nelle province di Salerno e Avellino.
Quando un odore può essere considerato legalmente molesto?
Un odore diventa legalmente molesto quando supera la normale tollerabilità definita dall'articolo 844 del Codice Civile. La valutazione considera frequenza, intensità, durata e caratteristiche del territorio. Occorre dimostrare che l'odore comprometta significativamente l'uso dell'immobile o la qualità della vita nella zona.
A chi rivolgersi per segnalare un problema di odori?
Le segnalazioni possono essere presentate al Comune (Ufficio Ambiente), all'ARPA regionale per le valutazioni tecniche, e all'ASL per gli aspetti sanitari. È utile tenere un diario degli episodi odorigeni con data, ora, condizioni meteorologiche e intensità percepita, per facilitare le indagini successive.
I sistemi di abbattimento degli odori sono sempre efficaci?
L'efficacia dipende dalla corretta progettazione e dimensionamento del sistema rispetto alle specifiche molecole odorose presenti. Sistemi ben progettati raggiungono efficienze superiori al 95%, ma richiedono manutenzione regolare e monitoraggio delle condizioni operative nel tempo.
La normativa sugli odori è uguale in tutta Italia?
No. La normativa nazionale fornisce il quadro generale, ma le Regioni possono stabilire limiti e criteri più restrittivi. Alcuni Comuni hanno adottato regolamenti specifici per particolari attività. È sempre necessario verificare tutti i livelli normativi applicabili al caso specifico.
Quando è obbligatoria una valutazione odorigena per un'azienda?
L'obbligo scatta per le attività soggette all'art. 272 del D.Lgs. 152/06 aggiornato: impianti di trattamento rifiuti, allevamenti intensivi oltre determinate soglie, industrie alimentari di grandi dimensioni e impianti chimici. In caso di segnalazioni ricorrenti da parte della popolazione, l'ARPA può comunque richiederla anche ad altre tipologie di attività.
La gestione delle emissioni odorigene è oggi una sfida tecnica e normativa che richiede approcci multidisciplinari. L'evoluzione verso standard europei più rigorosi spinge aziende e amministrazioni a investire in soluzioni tecnologiche avanzate per garantire la compatibilità ambientale delle attività produttive e la qualità della vita dei cittadini.