Radon nel sottotetto: lapillo vulcanico come sorgente nascosta — caso studio Avellino

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Una villetta a due piani in provincia di Avellino. Struttura in cemento armato prefabbricato, pareti perimetrali coibentate in polistirolo e cartongesso. Nessun tufo, nessuna muratura tradizionale — tutto calcestruzzo e acciaio. Eppure i valori di gas Radon misurati al primo piano erano anomali: fino a 400 Bq/m³, con picco nella stanza da letto matrimoniale. Come poteva un edificio così moderno avere un problema tanto rilevante? La risposta stava nascosta sopra le teste dei committenti, in un sottotetto che nessuno aveva mai collegato al problema.

Il contesto

Il committente, G*** V***, aveva incaricato A2C di eseguire una valutazione delle concentrazioni di gas Radon nella propria abitazione in provincia di Avellino. La villetta, costruita negli anni '80, si sviluppa su due livelli per una superficie di circa 160 m²: ampio ingresso con cucina e soggiorno al piano terra, camere da letto al primo piano. La struttura portante è realizzata in elementi prefabbricati in acciaio, cemento e lapillo vulcanico, con coibentazione in polistirolo e cartongesso. Alla base dell'edificio è presente un magrone di breccia in calcestruzzo armato.

Al momento del sopralluogo non erano presenti fratture significative nell'intonaco né tracce di condensa o umidità. Gli ambienti risultavano ventilati naturalmente. Prima di procedere con il posizionamento dei dosimetri, è stata eseguita una verifica preliminare dei materiali presenti: i marmi e le pietre decorative all'interno dell'abitazione sono stati analizzati con strumentazione a scintillazione senza riscontrare valori di emissività rilevante. L'ipotesi di partenza — una sorgente nei materiali da costruzione tradizionali — è stata esclusa fin dalle prime fasi dell'indagine.

Normativa di riferimento: Il D.Lgs. 101/2020 fissa il limite per le abitazioni esistenti a 300 Bq/m³ (media annua). Per le nuove costruzioni dal 2025 il limite scende a 200 Bq/m³.

La misurazione

Sono stati posizionati 3 dosimetri passivi a tracce nucleari CR-39, analizzati da laboratorio accreditato, per un periodo di esposizione di circa 3 mesi. I dosimetri sono stati disposti secondo le indicazioni delle linee guida ISPRA, a 1 m dal pavimento.

Ambiente Piano Concentrazione Radon Limite D.Lgs. 101/2020 Esito
Stanza da letto matrimoniale 1° piano 472 Bq/m³ ± 50 300 Bq/m³ ⚠ Non conforme
Camera singola 1° piano 230 Bq/m³ ± 50 300 Bq/m³ Conforme
Salotto Piano terra 170 Bq/m³ ± 35 300 Bq/m³ Conforme

Il dato più anomalo era la distribuzione dei valori: il primo piano presentava concentrazioni uguali o superiori al piano terra, il contrario di quanto generalmente atteso. Il gas Radon, più pesante dell'aria, tende ad accumularsi nei livelli più bassi degli edifici. Una distribuzione invertita suggeriva la presenza di una sorgente locale al piano superiore, non un'infiltrazione dal suolo.

Botola del sottotetto aperta che mostra lo strato di lapillo vulcanico utilizzato come isolante termico — fonte di emissione di gas Radon nell'abitazione

«La concentrazione più alta era nella camera da letto matrimoniale, al primo piano, proprio dove il gas dovrebbe essere meno presente. Questo ha indirizzato immediatamente la ricerca verso una sorgente localizzata in quella zona dell'edificio.»

La scoperta: il lapillo nel sottotetto

Durante il sopralluogo post-misurazione, l'attenzione si è concentrata sulla camera da letto matrimoniale. L'ispezione visiva ha individuato una botola nel controsoffitto, apparentemente inutilizzata. Aprendola, è emersa la causa del problema: circa 60 cm di lapillo vulcanico steso a coprire l'intera superficie del sottotetto, utilizzato come materiale isolante termico al momento della costruzione.

Il lapillo vulcanico è un materiale di origine eruttiva ad elevato contenuto di Uranio e Radio, esattamente le rocce che producono Radon per decadimento radioattivo naturale. Il gas si formava nel sottotetto, scendeva attraverso la feritoia della botola e si accumulava direttamente nella stanza da letto sottostante, dove i residenti trascorrevano mediamente 7-8 ore per notte.

Attenzione ai materiali da costruzione: Il lapillo vulcanico, il tufo, il granito e il porfido possono emettere Radon direttamente negli ambienti, indipendentemente dal tipo di terreno sottostante. Un edificio in cemento armato non è immune se i materiali isolanti o strutturali sono di origine vulcanica.

L'esito: bonifica e risultati

L'intervento di bonifica si è articolato su due fronti paralleli:

Rimozione della sorgente: tutto il lapillo vulcanico presente nel sottotetto è stato rimosso, compresa la polvere residua depositata sulle superfici. La botola è stata sigillata con materiali impermeabili al gas. Le eventuali lesioni nell'intonaco delle camere sono state trattate con primer ai silani e silossani per ridurre ulteriormente la permeabilità delle superfici.

Ventilazione meccanica controllata: è stato installato un sistema di ventilazione meccanica controllata puntuale nella camera da letto matrimoniale, con ricambio d'aria nell'ordine di 6 volumi/ora, particolarmente nelle ore serali per ridurre l'esposizione notturna, la più prolungata e quindi la più rilevante ai fini del rischio.

A seguito dell'intervento, le misurazioni di collaudo hanno confermato la riduzione delle concentrazioni a valori inferiori a 100 Bq/m³ in tutti gli ambienti, ben al di sotto del limite di 300 Bq/m³ previsto dal D.Lgs. 101/2020.

 

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Domande frequenti

Ho una casa in cemento armato: sono al sicuro dal Radon?

Non necessariamente. Il cemento armato riduce le infiltrazioni dal suolo rispetto alle murature tradizionali, ma non elimina il rischio se sono presenti materiali da costruzione di origine vulcanica — lapillo, tufo, porfido — nelle strutture o negli strati isolanti. Come dimostra questo caso, il Radon può provenire da materiali usati in fase di costruzione e accumularsi anche ai piani superiori, lontano dal terreno.

Perché i valori erano più alti al primo piano che al piano terra?

Perché la sorgente era nel sottotetto, non nel suolo. Il gas si formava dal lapillo vulcanico posizionato sopra le camere da letto e scendeva attraverso la botola, concentrandosi proprio al primo piano. È un esempio di come la distribuzione dei valori sia fondamentale per identificare correttamente l'origine del problema, prima di progettare qualsiasi intervento di bonifica.

La bonifica è definitiva o devo ripetere le misure nel tempo?

Una bonifica ben eseguita è stabile nel tempo, ma è sempre consigliabile una misurazione di controllo a distanza di 2-3 anni, o dopo eventuali interventi strutturali come nuove finestre, impermeabilizzazioni o rifacimento dell'isolamento. In questo caso la rimozione della sorgente principale è stata risolutiva: eliminato il lapillo, il gas non ha più potuto formarsi e accumularsi negli ambienti.

Quanto dura l'intervento di bonifica?

Dipende dalla complessità del caso. La fase diagnostica — sopralluogo, analisi dei materiali e risultati dei dosimetri — è quella che richiede più tempo, per garantire una diagnosi corretta prima di intervenire. L'intervento fisico di bonifica — rimozione della sorgente, sigillature, installazione della ventilazione — si completa generalmente in pochi giorni lavorativi. La misurazione di collaudo post-operam verifica l'efficacia prima della chiusura del cantiere.

Il Radon può formarsi anche in appartamenti ai piani alti?

Sì, se sono presenti sorgenti nei materiali dell'edificio stesso. Il caso più comune riguarda gli strati isolanti in materiali vulcanici (lapillo, pozzolana) usati nei sottotetti o nei solai. Anche le murature in tufo, molto diffuse in Campania, possono emettere Radon direttamente negli ambienti sovrastanti. La misurazione è l'unico modo per escludere il problema con certezza, indipendentemente dal piano di residenza.

 

Questo caso dimostra che il gas Radon può nascondersi dove meno ci si aspetta. La diagnosi corretta, prima ancora della bonifica, è determinante. Una misurazione strumentale è l'unico modo per saperlo con certezza.

 

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