Un grande palo di telecomunicazioni in costruzione a pochi metri dalle abitazioni. Un comitato di residenti preoccupato, deciso a capire — dati alla mano — cosa stesse per essere installato nel proprio quartiere. Questa è la situazione che ha portato A2C a effettuare una misurazione preventiva dei campi elettromagnetici in un'area residenziale, nella città metropolitana di Napoli. L'infrastruttura non era ancora operativa al momento delle misurazioni: l'obiettivo non era documentare un superamento dei limiti, ma produrre una relazione tecnica indipendente che fotografasse lo stato dei campi nella zona e costituisse un elemento documentale solido nell'ambito di un'azione legale in corso. I risultati strumentali hanno confermato valori ampiamente al di sotto di qualsiasi soglia normativa. La relazione ha contribuito a ricostruire lo stato di fatto che poi ha portato al ricorso al TAR, che si è concluso con una sentenza di abbattimento del palo — non per superamento dei limiti CEM, ma per vizi procedurali nell'iter autorizzativo.
La committenza era un comitato di residenti organizzato in provincia di Napoli. Nel loro contesto urbano era in corso l'installazione di un grande palo per telecomunicazioni, posizionato a una distanza stimata di circa 20 metri dai fronti abitativi più vicini. L'opera era ancora in fase di costruzione: le antenne attive non erano state montate, e il palo non irradiava alcun segnale al momento dell'intervento.
Il comitato aveva già avviato un percorso legale con il supporto di un avvocato amministrativista, contestando l'iter autorizzativo dell'installazione. In questo contesto, la richiesta a A2C era precisa: effettuare una misurazione strumentale certificata che documentasse le condizioni elettromagnetiche dell'area prima dell'entrata in servizio dell'infrastruttura, come supporto.
Si tratta di un utilizzo della misurazione CEM meno comune rispetto alla verifica di conformità, ma altrettanto legittimo e tecnicamente rigoroso: la relazione tecnica di misura, redatta da un professionista terzo con strumentazione tarata, ha valore documentale in sede amministrativa e può integrare un fascicolo legale sia come prova dello stato ante operam, sia come elemento di confronto futuro.
Le misurazioni sono state eseguite con il Microrad NHT310, strumento conforme alle norme CEI 211-6 e IEEE 1309-2005, regolarmente tarato. Ogni rilievo ha avuto una durata di 6 minuti per punto, in condizioni di normale contesto urbano, con l'antenna oggetto dell'intervento non ancora in servizio.
Sono stati selezionati 5 punti di misura distribuiti nell'area residenziale circostante il palo: balconi e affacci esposti, aree di passaggio pedonale, spazi comuni del quartiere. Per ogni punto sono stati rilevati sia i campi magnetici a bassa frequenza (ELF, 50 Hz) che i campi ad alta frequenza (RF, 0,1–3 GHz), espressi in termini di intensità di campo (V/m) e densità di potenza (mW/m²).
La scelta di misurare anche i campi RF — nonostante l'antenna non fosse operativa — era deliberata: documentare i livelli di fondo presenti nell'area prima dell'installazione, costituiti dal contributo di tutte le altre sorgenti già attive nel territorio (telefonia esistente, Wi-Fi, broadcasting).
| Punto | Campo magnetico ELF (µT) | Limite DPCM 2003 (µT) | Campo RF (V/m) | Limite L. 214/2023 (V/m) | Densità di potenza (mW/m²) | Esito |
|---|---|---|---|---|---|---|
| P1 | < 0,2 | 3 | < 0,1 | 15 | < 1 | ✔ Favorevole |
| P2 | < 0,2 | 3 | < 0,1 | 15 | < 1 | ✔ Favorevole |
| P3 | < 0,2 | 3 | < 0,1 | 15 | < 1 | ✔ Favorevole |
| P4 | < 0,2 | 3 | < 0,1 | 15 | < 1 | ✔ Favorevole |
| P5 | < 0,2 | 3 | < 0,1 | 15 | < 1 | ✔ Favorevole |
| Strumento: Microrad NHT310. Durata rilievo: 6 min per punto. Antenna oggetto di misura non operativa al momento del rilievo. I valori RF rappresentano i livelli di fondo del contesto urbano. | ||||||
I valori rilevati in tutti e cinque i punti erano al di sotto della soglia di risoluzione strumentale per quanto riguarda i contributi riconducibili all'infrastruttura in questione — che, non essendo ancora in servizio, non produceva emissioni proprie. I livelli di fondo RF del contesto urbano, attribuibili alle sorgenti già presenti nell'area (celle di telefonia attive, Wi-Fi residenziale, segnali broadcast), risultavano anch'essi ampiamente inferiori a qualsiasi limite normativo vigente.

I valori erano tutti nella norma — e con ampi margini. Ma il comitato aveva bisogno di una relazione tecnica firmata, con strumentazione certificata. Questo ha permesso di fotografare lo stato di fatto elettromagnetico.
Il ricorso contestava l'iter autorizzativo dell'installazione per presunti vizi procedurali — non il superamento dei limiti CEM, che la stessa relazione escludeva. Il TAR ha accolto il ricorso. La sentenza ha disposto l'abbattimento del palo.
È un esito che vale la pena comprendere con precisione: la misurazione CEM non è stata la causa diretta della sentenza. I campi erano nella norma, e la relazione lo attestava chiaramente. Il contributo tecnico è stato di tipo documentale, che dimostrava la serietà e la preparazione tecnica del comitato, e che fotografava in modo verificabile lo stato dell'area prima dell'entrata in servizio dell'infrastruttura.
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