Se ti sei mai chiesto perché il radon sia presente nelle abitazioni di tutto il mondo, la risposta affonda le radici nella storia dell'universo stesso. Questo gas radioattivo naturale, che può accumularsi nelle nostre case rappresentando un rischio per la salute, ha un'origine cosmologica affascinante che risale a miliardi di anni fa. Comprendere come si è formato il radon ci aiuta a capire meglio perché sia così diffuso sulla Terra e perché continuerà a essere presente nelle nostre abitazioni per molto tempo ancora. La sua storia inizia con l'esplosione di stelle giganti e arriva fino ai materiali da costruzione delle nostre case, passando per processi fisici che hanno plasmato la composizione chimica del nostro pianeta.
Il radon che oggi misuriamo nelle nostre abitazioni ha un'origine che risale alla formazione stessa del sistema solare. Per comprendere questo processo, dobbiamo partire da un fenomeno cosmico straordinario: l'esplosione delle supernove e la collisione tra stelle di neutroni.
Quando una stella massiccia giunge al termine del suo ciclo vitale, esplode in quello che gli astronomi chiamano una supernova. Durante questa esplosione catastrofica, si verificano condizioni estreme di temperatura e pressione che permettono la formazione di elementi pesanti attraverso il cosiddetto processo r (rapid neutron capture process), ovvero la rapida acquisizione di neutroni da parte dei nuclei atomici.
Studi recenti pubblicati su Nature [1] hanno confermato che le collisioni tra stelle di neutroni rappresentano una fonte primaria per la produzione di elementi pesanti come l'uranio 238, il progenitore diretto del radon. In particolare, dalla simulazione al computer si è constatata la produzione di elementi mediante la rapida acquisizione di neutroni (processo r) partendo dalle osservazione delle onde gravitazionali dell'evento GW170817, dove si era osservato un disco di accrescimento residuo attorno al buco nero appena nato.
Per confermare questa tesi, occorrerà attendere le osservazioni infrarosse del telescopio spaziale NASA "James Webb" in orbita dal 2021. Si prevede che tramite questo telescopio orbitale si possano rilevare le radiazioni infrarosse provenienti dai gas emessi dalle esplosioni di supernove, confermando tale firma di spettro.
Il Sole si è formato circa 5 miliardi di anni fa ed è collocato all'interno del Braccio di Orione, un braccio secondario della spirale galattica, ed orbita attorno al centro della Via Lattea a circa 26000 anni luce di distanza e con un tempo di rivoluzione di circa 225-250 milioni di anni.

Da tali studi, risulta quindi probabile che più di 5 miliardi di anni fa, degli elementi pesanti nati per rapida acquisizione di neutroni (processo r), tra cui l'Uranio 238, si sono stratificati in nubi insieme ad elementi leggeri (come l'idrogeno) e hanno portato alla formazione del sole e del sistema solare.
Durante il processo di accrescimento planetario, questi elementi pesanti si sono concentrati nei pianeti rocciosi interni del sistema solare, inclusa la Terra. L'uranio 238, incorporato nei minerali della crosta terrestre, ha iniziato il suo lungo processo di decadimento radioattivo che porta alla formazione del radon.

Il motivo per cui oggi abbiamo ancora abbondanti quantità di elementi pesanti in natura è che i tempi di dimezzamento di alcuni di questi elementi progenitori sono notevoli. In particolare, il progenitore del Radon, l'Uranio 238 ha un tempo di dimezzamento di 4,5 miliardi di anni, per cui dal tempo della sua creazione ha poco più che dimezzato la sua quantità. Di conseguenza, risulta probabile, che il Radon, provenendo dal serbatoio del U-238 formato dall'esplosione della supernova, continuerà ad esistere ancora per molti miliardi di anni.
Questo significa che il radon nelle nostre abitazioni non è destinato a scomparire nel breve termine. La sua presenza è una conseguenza diretta della composizione geologica del nostro pianeta, eredità di processi cosmici avvenuti miliardi di anni fa. L'emivita estremamente lunga dell'uranio 238 garantisce un rifornimento costante di radon attraverso la catena di decadimento radioattivo.
La serie di decadimento dell'uranio 238 comprende diversi elementi intermedi prima di arrivare al radon-222, l'isotopo più comune e pericoloso per la salute umana. Ogni passaggio di questa catena avviene con tempi caratteristici diversi, ma il "collo di bottiglia" rimane sempre la lunga emivita dell'uranio 238.
Comprendere l'origine cosmologica del radon ci aiuta a spiegare perché questo gas sia ubiquitario nella crosta terrestre e, di conseguenza, nelle nostre case. La distribuzione dell'uranio 238 nei minerali e nelle rocce determina le concentrazioni di radon che possiamo misurare negli ambienti chiusi.
Secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità, in Italia la concentrazione media di radon nelle abitazioni è di circa 70 Bq/m³, con variazioni significative in base alla geologia locale. Le zone con rocce granitiche o vulcaniche, più ricche di uranio, tendono a presentare concentrazioni più elevate.
L'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha mappato il territorio italiano identificando le aree a maggior rischio radon. Queste mappe si basano proprio sulla presenza di formazioni geologiche ricche in uranio, eredità dei processi cosmici descritti.
La comprensione dell'origine del radon spiega anche perché i sistemi di mitigazione siano fondamentali per la protezione della salute. Non potendo eliminare la fonte primaria (l'uranio nella crosta terrestre), l'unica strategia efficace è impedire l'accumulo del gas negli ambienti chiusi attraverso adeguate tecniche di ventilazione e isolamento.
Per approfondire come viene effettuata la pagina sul servizio radon e cosa indica la relazione tecnica finale, consulta la pagina dedicata.
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Perché il radon è presente ovunque sulla Terra?
Il radon è ubiquitario perché deriva dall'uranio 238, un elemento pesante formatosi nelle esplosioni stellari e incorporato nei materiali che hanno dato origine al nostro pianeta. Questo elemento è distribuito, seppur in concentrazioni diverse, in tutte le rocce e i suoli terrestri.
Il radon diminuirà naturalmente nel tempo?
No, almeno non su scale temporali umane. L'uranio 238, progenitore del radon, ha un'emivita di 4,5 miliardi di anni. Questo significa che le concentrazioni attuali rimarranno sostanzialmente stabili per miliardi di anni ancora.
Esistono zone della Terra senza radon?
Non esistono zone completamente prive di radon, ma le concentrazioni variano significativamente. Le aree con rocce sedimentarie povere di uranio presentano concentrazioni minori rispetto a quelle con rocce granitiche o vulcaniche.
L'attività umana può influenzare la presenza di radon?
L'attività umana non può modificare la produzione naturale di radon, ma può influenzare la sua concentrazione negli ambienti chiusi attraverso le tecniche costruttive, i sistemi di ventilazione e l'uso di materiali da costruzione appropriati.
Come si collega la ricerca spaziale allo studio del radon domestico?
La ricerca astronomica sui processi di formazione degli elementi pesanti ci aiuta a comprendere l'origine e la distribuzione dell'uranio sulla Terra, fornendo le basi scientifiche per prevedere dove il radon sarà più abbondante e per sviluppare strategie di mitigazione più efficaci.
La storia del radon, dalle esplosioni stellari alle nostre abitazioni, dimostra come fenomeni cosmici di miliardi di anni fa continuino a influenzare la nostra vita quotidiana. Questa comprensione scientifica è fondamentale per sviluppare approcci consapevoli alla gestione del rischio radon negli ambienti domestici.
[1] Fonte: Nature 569, 241–244 (2019) - Collapsars as a major source of r-process elements - Daniel M. Siegel, Jennifer Barnes & Brian D. Metzger : https://www.nature.com/articles/s41586-019-1136-0
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